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Megatrend

Il futuro dell’informazione: la fiducia | Capire i Megatrend

Gennaio 2021

I media classici mono direzionali hanno fatto spazio alle news condivise sul web e si sono spostati sempre più verso gli estremi del mondo politico, ma hanno anche perso in parte la fiducia del pubblico.

Vogliamo condividere con voi la prima di una serie di analisi condotte dal nostro partner di ricerca CIFS. Da oltre un decennio collaboriamo con il Copenhagen Institute for Futures Studies (CIFS) per avere una comprensione più profonda dei megatrend, le potenti forze secolari che stanno cambiando l'ambiente, la società, la politica, la tecnologia e l'economia. Il CIFS è un think tank e una società di consulenza leader a livello mondiale che utilizza un'ampia gamma di metodi di ricerca, sviluppati negli ultimi 40 anni, che includono analisi dei megatrend, pianificazione degli scenari, gestione del rischio, iniziative di innovazione e sviluppo di strategie.

 

Attraverso la nostra partnership, abbiamo ideato un quadro di riferimento che incorpora i 14 megatrend di CIFS e che include tendenze come lo sviluppo demografico, l'economia della rete, il focus sulla salute, la sostenibilità e lo sviluppo tecnologico.

 

In qualità di partner di CIFS, abbiamo accesso alla ricerca in aree normalmente non coperte dalla comunità degli analisti degli investimenti, come i cambiamenti negli atteggiamenti e nelle convinzioni sociali, l'impatto che ciò ha sull'ambiente e sul settore aziendale e l'accelerazione dello sviluppo tecnologico. Siamo orgogliosi di essere associati a CIFS e intendiamo condividere con voi alcune delle loro ricerche, ritenendo possano contribuire ad una migliore comprensione di come stia cambiando il nostro mondo e di conseguenza ad una maggiore consapevolezza, anche in ambito finanziario.

 

Di seguito un breve estratto della ricerca, con la possibilità di scaricare l’intero documento originale (in inglese) per i sottoscrittori della nostra newsletter.

 

 

 

Il mondo dell’informazione sta cambiando in fretta e cambierà sempre di più trascinato da tre nuovi importanti trend. Innanzitutto, lo spostamento da una verità “trasmessa” dai principali broadcaster a una verità frutto di una rete interconnessa. In secondo luogo, troviamo una crescente polarizzazione dei media, nazionali e internazionali. Infine, una fiducia in declino verso i classici media. Sono cambiamenti epocali, che avranno impatti non soltanto sul ruolo del pubblico servizio, ma anche sulla società stessa a causa della loro influenza su come noi viviamo da cittadini una società super digitalizzata.

Il passaggio dalla verità "trasmessa" alla verità diffusa in rete

Non torneremo più ad un mondo dove la maggior parte delle news sono governate da pochi colossi dell’informazione e nel quale i cittadini recepiscono passivamente le notizie. In questa vecchia accezione, nata alla metà del XX Secolo, i media erano considerati servizio pubblico, avevano quindi sovvenzioni pubbliche, e avevano il compito appunto di “mediare” i contenuti per i telespettatori.

 

Ora però è tutto cambiato grazie alla digitalizzazione e ai social network: basti pensare che nel 2016, il 45% degli americani oltre i 50 anni si informava sui social, un anno dopo questo numero è salito del 10,2%. Con i millennials ovviamente i dati sono ancora più netti, tanto che un report di Google del 2017 ha svelato che due millennials su tre utilizzano i tutorial su YouTube per imparare nuove competenze e che il 91% delle persone connesse alla rete da mobile cercano i tutorial “come fare…” quando lavorano su un progetto.

 

Per contro, il problema di informarsi senza una mediazione di professionisti è il dilagare di fake news online e al contempo avere meno fiducia negli esperti e negli accademici. Una ricerca del Weill Cornell Department of Healthcare Policy and Research ha scoperto che nel 1966 il 75% degli americani aveva fiducia nei consigli dei medici, nel 2018 siamo scesi al 34%.

La polarizzazione dei media

Questa evoluzione ha portato anche i media classici a spostarsi verso i poli della scena politica nazionale e internazionale, in modo da concentrarsi su comunità specifiche con valori ben definiti.

 

Va però detto che questo trend dipende dal Paese, per esempio in Gran Bretagna, nei Paesi Bassi e negli altri Paesi del nord Europa c’è ancora un grosso gruppo di media nella sfera centrale della scena politica e di solito sono ampiamente considerati affidabili dalla popolazione. Cambia invece il discorso per Stati come Italia, Spagna e Polonia, dove i media coprono tutta la scena politica, dal centro ai poli più esterni. Infine, gli Stati Uniti sono l’esempio più netto, perché i media hanno da tempo abbandonato il centro per spostarsi verso gli estremi.

La bassa fiducia nei media

Anche in questo caso il declino della fiducia nei media classici varia da Paese a Paese e da regione a regione. Per esempio, nel nord Europa e in Estonia le tv e le radio sono considerate più affidabili rispetto ai Paesi del sud Europa e in Gran Bretagna. Invece la fiducia nei digital media e nei social media è in genere bassa, ma i Paesi dell’est Europa ne hanno più degli altri. Gli Stati Uniti hanno visto il crollo maggiore della fiducia nei media nel 2016, a causa della divisione politica: i cittadini repubblicani hanno espresso preoccupazioni riguardo ai “bias liberali” dei media più importanti, mentre i democratici hanno storto il naso vedendo canali come Fox News e Breitbart, considerati troppo di destra. In uno scenario dell’informazione sempre più sfaccettato, la fiducia delle persone sarà il driver decisivo.

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