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Sostenibilità ambientale

Verso un mondo più sostenibile: come affrontare il surriscaldamento globale | Capire i Megatrend

Ottobre 2020

Non ci sono dubbi: la sfida climatica deve essere una priorità. Ma servono collaborazione, visione comune e una leadership forte.

Vogliamo condividere con voi la prima di una serie di analisi condotte dal nostro partner di ricerca CIFS. Da oltre un decennio collaboriamo con il Copenhagen Institute for Futures Studies (CIFS) per avere una comprensione più profonda dei megatrend, le potenti forze secolari che stanno cambiando l'ambiente, la società, la politica, la tecnologia e l'economia. Il CIFS è un think tank e una società di consulenza leader a livello mondiale che utilizza un'ampia gamma di metodi di ricerca, sviluppati negli ultimi 40 anni, che includono analisi dei megatrend, pianificazione degli scenari, gestione del rischio, iniziative di innovazione e sviluppo di strategie.

 

Attraverso la nostra partnership, abbiamo ideato un quadro di riferimento che incorpora i 14 megatrend di CIFS e che include tendenze come lo sviluppo demografico, l'economia della rete, il focus sulla salute, la sostenibilità e lo sviluppo tecnologico.

 

In qualità di partner di CIFS, abbiamo accesso alla ricerca in aree normalmente non coperte dalla comunità degli analisti degli investimenti, come i cambiamenti negli atteggiamenti e nelle convinzioni sociali, l'impatto che ciò ha sull'ambiente e sul settore aziendale e l'accelerazione dello sviluppo tecnologico. Siamo orgogliosi di essere associati a CIFS e intendiamo condividere con voi alcune delle loro ricerche, ritenendo possano contribuire ad una migliore comprensione di come stia cambiando il nostro mondo e di conseguenza ad una maggiore consapevolezza, anche in ambito finanziario.

 

Di seguito un breve estratto della ricerca, con la possibilità di scaricare l’intero documento originale (in inglese) per i sottoscrittori della nostra newsletter.

Il 97% degli scienziati che si occupa di clima non può avere torto: i cambiamenti climatici non possono essere un capriccio della natura. Il futuro è quindi nelle mani di chi abita il presente. L'attuale modello di crescita è stato sostenuto a scapito di qualcosa che risulta essere meno misurabile, cui è più difficile dare un valore. L'uomo ha dimenticato la natura, che adesso sta rispondendo attraverso il suo linguaggio: aumento delle temperature globali, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello del mare. Tra le risorse che vanno esaurendosi non ci sono solo quelle naturali. Ce n'è anche un'altra: il tempo. Sta diminuendo ma non è ancora finita: si può invertire la rotta, a patto di agire subito e in modo coordinato.

La necessità di una visione comune

Yuval Noah Harari scrive, nel libro “Sapiens”, che la vera differenza tra l'uomo e le altre specie sta nella capacità di creare storie in grado di aggregare le persone attorno ad una causa comune. Se è così, allora non c'è causa più degna di aggregazione della protezione del nostro habitat. È un percorso difficile, che può essere raggiunto solo fissando un obiettivo ambizioso. Per farlo serve una visione, per la quale lavorare giorno dopo giorno. 

Il ruolo di tecnologia ed economia

Tecnologia e innovazione sono due strumenti fondamentali: aprono nuove strade in settori decisivi, come l'energia. Ma anche le scienze sociali offrono un contributo importante. È l'economia che struttura nuovi modelli ed elabora soluzioni come investimenti green, incentivi per chi inquina meno e tasse proporzionate alle emissioni di carbonio.

 

Un altro ambito che impatta sul futuro ambientale è la giurisprudenza: un popolo che vive in un Paese democratico può avere a disposizione leggi da utilizzare per la protezione del proprio ambiente. Stanno diventando sempre più frequenti azioni collettive che contrastano le scelte di imprese e governi ritenute dannose. L'attivismo di organizzazioni e cittadini è anche una leva economica: un investimento diventa più rischioso se deve passare attraverso le aule dei tribunali. La sostenibilità ambientale diventa allora sostenibilità finanziaria.

Quanto conta l'emotività

L'idea di sostenibilità deve affrontare però alcune questioni. L'atteggiamento nei confronti degli organismi geneticamente modificati è spesso ostile, nonostante rappresentino una risorsa per avere colture con maggiore resa e capacità di resistenza agli agenti climatici. In fondo gli OGM non sono una novità assoluta: quella che conosciamo come “agricoltura tradizionale” ha modificato la materia prima per 30 mila anni, anche se non in laboratorio ma passando dalla selezione della specie. La frutta e la verdura che mangiamo ogni giorno sono il risultato di queste modifiche: le carote avevano un colorito ben più pallido di quello attuale; le pesche somigliavano alle ciliegie ed erano meno dolci; le banane avevano semi più grandi.

 

Eppure, nei confronti degli OGM c'è un'avversione diffusa. Il che porta a una domanda, più ampia: quanto pesano l'emotività e l'etica sul cambiamento climatico? Tutti sono convinti che le emissioni vadano ridotte, ma chi dovrebbe accollarsi le maggiori responsabilità? Nei Paesi meno sviluppati, è giusto chiedere un cambiamento così forte se gli Stati ricchi non hanno intrapreso azioni simili in passato? A livello globale, le incomprensioni iniziano proprio a questo punto.

Verso una nuova leadership

Siamo ormai abituati (dalla rivoluzione industriale in poi) a identificare la leadership mondiale con i Paesi occidentali. Ma a guidare la rivoluzione, questa volta, potrebbero essere altre aree del pianeta. Alcuni Paesi dell'Africa, ad esempio, stanno vietando l'utilizzo di buste di plastica. È poi difficile immaginare un accordo internazionale senza la Cina, che ospita il 18% della popolazione mondiale ed è il primo Paese al mondo per emissioni. Riuscire nello sforzo, programmato da Pechino, di promuovere un'economia green e diminuire le emissioni sarebbe decisivo. La Cina è già leader nella produzione di pannelli solari, turbine eoliche e ospita cinque dei dieci maggiori produttori di auto elettriche. Mentre gli Stati Uniti si dimostrano restii agli accordi internazionali, proprio Pechino potrebbe assumere un ruolo di guida. Parlare di equilibri internazionali non deve però far dimenticare un elemento decisivo: tutti devono assumersi le proprie responsabilità. I cittadini, con le loro scelte di consumo, le imprese, le organizzazioni, le istituzioni politiche.

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