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Trasformazione Digitale

Biohacking, cos’è e cosa fanno gli hackers della biologia

Novembre 2019

Dalle manipolazioni del DNA ai chip sottopelle, gli hackers della biologia fai-da-te sono sotto la lente della politica e delle autorità scientifiche. Scopriamo di più sul concetto di biohacking.

Si chiama biohacking. È un concetto ampio che può coprire una vasta gamma di attività, dagli esperimenti scientifici fai-da-te alle tecnologie che mirano a migliorare le performance umane, fisiche e cerebrali, fino alle modifiche sul DNA. Seguendo una regola: Se possiamo trasformare le macchine e renderle perfette, possiamo farlo anche con la vita biologica”.

Una comunità ampia

La comunità dei biohackers è partita con l’idea di fare biologia nello stile dell’etica hacker. Viene indicata anche come Do It Yourself (DIY) biology, biologia fai-da-te, ovvero in forma aperta, condividendo le informazioni e al di fuori delle classiche istituzioni scientifiche. Come accade per la produzione di software open source.

Dalla do-it-yourself biology, il biohacking spazia fino al movimento dei grinder, quelli che desiderano migliorare il proprio corpo tramite l’impianto di dispositivi cibernetici, l’uso di particolari tecnologie o combinazione di alimenti. Come fece nel 2005 Amal Graafstra, tra i pionieri del biohacking e autore del libro RFID Toys, quando si impiantò il suo primo chip sottocutaneo. 

Ma molti altri hanno cominciato a sperimentare anche la tecnologia CRISPR (acronimo di Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats), che permette di modificare in maniera molto precisa il DNA di cellule viventi per migliorare le performance. Josiah Zayner è stato tra i primi a iniettarsi nel 2017 in diretta streaming il proprio DNA modificato attraverso la tecnica CRISPR con l’obiettivo di gonfiarsi i muscoli.

Dai garage agli investimenti milionari

Negli ultimi dieci anni, in tutto il mondo, dagli Usa all’Europa, si sono diffuse diverse comunità di biologia DIY, dalle quali sono partite anche startup e avventure imprenditoriali. È quella che sull’edizione americana di Wired è stata definita come “biologia in garage” e che da qualche tempo ha cominciato a uscire dagli scantinati attirando l’interesse dei big della Silicon Valley e milioni di investimenti da parte colossi tecnologici americani.

Il milionario Dave Asprey, che si definisce come “il primo biohacker professionista del mondo”, ha inventato ad esempio il Bulletproof Coffee, un caffè con l’aggiunta di burro che aumenterebbe l’energia e permetterebbe di lavorare tanto con poche ore di sonno. E lui stesso ha raccontato di praticare la crioterapia e le iniezioni di cellule staminali. E, per spingersi oltre, Elon Musk, il fondatore di Tesla e SpaceX, nel 2018 ha finanziato invece Neuralink, per sperimentare l’integrazione tra il cervello umano e i computer.

Il dibattito

Di fronte alla possibilità di inserire micro-chip nel proprio corpo o a quella di modificare la doppia elica del DNA, si pongono anche questioni etiche e normative. I biohackers sono da tempo sotto lo sguardo preoccupato di politici, polizia, magistratura. La Germania lo ha dichiarato illegale. E negli Usa il dibattito è aperto su come queste sperimentazioni possano essere regolate dalla Food and Drug Administration senza impedire il progresso scientifico.

Il mercato

Intanto, secondo MRFR, Market Research Future, il mercato globale dei biohackers si aspetta una forte crescita nei prossimi anni, con un tasso di oltre il 19% annuo fino al 2023. Tuttavia, i problemi di sicurezza, legati alle falle informatiche di alcuni dispositivi, potrebbero anche innescare risultati negativi. Ma altri fattori come l’aumento della popolazione anziana e la volontà di contrastare le malattie croniche dovrebbero spingere la crescita del mercato nei prossimi anni.