ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Ricevi gli ultimi aggiornamenti dal mondo Pictet!

Sostenibilità ambientale

Undici falsi miti sul cambiamento climatico

Novembre 2020

Dalle cause naturali per l’aumento della temperatura alla convinzione secondo cui non si potrà più volare in aereo e che diventeremo tutti vegani. Ecco le risposte a questi falsi miti.

I miti che circondano il cambiamento climatico permeano ancora il discorso pubblico. Parliamo di falsi miti che possono ritardare azioni contro il riscaldamento globale o spostare l’attenzione su soluzioni inefficienti, troppo lente o troppo costose. Ecco perché è utile rispondere nel dettaglio. Di seguito gli 11 falsi miti suggeriti dal Copenhagen Institute for Futures Studies, con le relative risposte.

1. Se il riscaldamento globale è reale, come mai si stabiliscono ancora negli anni record di temperature fredde?

Risposta: ogni anno vengono stabiliti molti più record di calore rispetto a quelli di freddo. Solo nel 2019, Belgio, Germania, Francia, Regno Unito, Lussemburgo, Paesi Bassi, Vietnam e Cuba hanno stabilito nuovi record per le temperature alte. A febbraio 2020, un nuovo record di calore è stato fissato per l’Antartico. Nel complesso, le temperature globali stanno aumentando rapidamente: ogni anno, dal 1987, è più caldo del massimo globale dei precedenti 100 anni. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), la temperatura combinata della terra e dell’oceano è aumentata a un tasso medio di 0,07 °C per decennio dal 1880 e dal 1981 il tasso medio è aumentato più del doppio (0,18 °C).

2. Il cambiamento climatico è solo una naturale variazione

Alcuni affermano che il cambiamento climatico non sia principalmente causato dall’uomo, ma da variazioni naturali. La prova è che, dicono, ci sono stati periodi caldi per il pianeta anche nel passato, oltre alle numerose ere glaciali, con cambiamenti nel livello del mare di gran lunga maggiori rispetto ai pochi metri previsti dai modelli climatici.

 

Risposta: è vero che il clima è stato più caldo in passato, ma questi periodi più caldi sono stati anche associati a concentrazioni più elevate di gas serra. La differenza è che la vita generalmente ha avuto il tempo di evolversi per gestire le condizioni modificate. Quando si sono verificati periodi di riscaldamento improvvisi e rari, invece, si è verificata l’estinzione di massa. Questo è stato il caso dell’estinzione di massa del Permiano 252 milioni di anni fa, noto anche come “The Great Dying”. L’estinzione di massa del Permiano è stata causata dalle massicce eruzioni vulcaniche che hanno scatenato emissioni di CO₂ e gas nocivi, portando all’acidificazione degli oceani e al riscaldamento globale. Quindi, è vero che il riscaldamento globale ha avuto luogo anche prima, ma questo non è certo un argomento contro la mitigazione del cambiamento climatico, piuttosto il contrario.

 

È anche vero che l'attività solare influenza la temperatura della Terra, come è accaduto nel Medioevo. Tuttavia, quando si misurano l’impatto del sole, dei vulcani e di altri aspetti che influiscono sulle temperature sul pianeta, la componente sostanziale resta la CO₂. Dal 1970, la temperatura media globale è aumentata a un ritmo sostenuto circa 170 volte rispetto al tasso degli ultimi 7.000 anni. Se il sole fosse il driver primario, le temperature sarebbero invece scese.

3. I modelli climatici sono imprecisi e non ci si può fidare

Nel settembre 2019, una rete globale di 500 scienziati e professionisti ha firmato una lettera aperta all’Onu in cui si afferma che in realtà non esiste alcuna emergenza climatica. “I modelli climatici su cui si basa la politica internazionale», hanno scritto, «sono inadatti al loro scopo”. Pertanto, sarebbe “imprudente” sperperare trilioni di dollari sulla base dei risultati ottenuti da modelli immaturi. 

 

Risposta: è vero che i modelli climatici più vecchi spesso prevedevano temperature per oggi che erano diverse, spesso superiori, di quanto si sono dimostrate. Tuttavia, di recente, un gruppo di ricercatori della UC Berkeley ha analizzato 17 modelli climatici più vecchi, dimostrando come su dieci previsioni fatte 50 anni fa, non vi era alcuna differenza statisticamente significativa rispetto alle osservazioni storiche che sono state effettuate. I modelli climatici moderni, inoltre, sono più sofisticati e includono effetti più dinamici, quindi dovrebbero prevedere il futuro cambiamento climatico con una precisione ancora maggiore.

 

È stato dimostrato inoltre che i firmatari della suddetta lettera avessero collegamenti di alto livello con l’industria e l’estrazione mineraria, oltre che con una certa ala della politica conservatrice americana.

4. Ridurre i livelli di carbonio è troppo costoso

Si afferma spesso che la riduzione della CO₂ atmosferica sarà così costosa che potrebbe danneggiare gravemente l’economia. Questi investimenti, dicono, potrebbero essere utilizzati meglio per frenare la povertà e curare le malattie e che in futuro avremo mezzi meno costosi per affrontare il cambiamento climatico.

 

Risposta: nel quinto rapporto di valutazione dell’IPCC, è stato stimato il rapporto costi-benefici di diverse politiche di mitigazione del clima. La conclusione è che più si riducono le emissioni, maggiore è il contributo economico a lungo termine. Non fare nulla avrà invece il peggiore impatto sull’economia. A lungo termine il denaro risparmiato, proteggendo l’industria esistente e le abitudini attuali, sarà sminuito dai costi dei danni arrecati. Se ignoriamo il cambiamento climatico, si potrebbe perdere fino al 20% del PIL mondiale.

5. Dovremmo smettere di fare i viaggi in aereo

Risposta: non c’è niente di sbagliato nel cambiare i modelli di consumo in modo da ridurre l’impatto personale sul clima, ma sono necessari cambiamenti molto più drastici. Astenersi dal volare, o limitare il volo a un solo viaggio annuale, riduce le emissioni di gas serra, ma non di molto. La quota di carbonio prodotta dall’aviazione si stima intorno al 2,4% o circa 1 miliardo di tonnellate di CO₂ all’anno, su un totale stimato di emissioni globali di 42 miliardi di tonnellate nel 2019. Il traffico passeggeri è responsabile di circa l’80% dell’aviazione commerciale, e il contributo delle emissioni di gas serra del volo passeggeri si ferma a circa il 3%. Quindi, anche se tutti i voli passeggeri dovessero fermarsi domani, ciò ridurrebbe le emissioni di gas serra globali solo del 3%: troppo poche per prevenire il riscaldamento globale.

6. Dovremmo diventare tutti vegani

Si ritiene generalmente che carne e prodotti lattiero-caseari abbiano un’impronta climatica più elevata rispetto ai prodotti alimentari vegetali. Quindi, si sostiene spesso che se tutti adottassimo un regime alimentare vegano, si potrebbe ridurre drasticamente il cambiamento climatico.

 

Risposta: calcolare l’impronta climatica del cibo è tutt’altro che semplice. Nel 2015, uno studio della Carnegie Mellon University ha scoperto che mangiare lattuga ha tre volte l’impronta di carbonio del consumo di bacon, a parità di apporto calorico. Questo studio si è basato sull’uso delle risorse negli Stati Uniti per i vari tipi di cibo, il che implica un uso intenso dell’irrigazione nella frutticoltura, ma i risultati possono essere diversi quando si studia la produzione alimentare in altri luoghi. In effetti, altri studi in Europa hanno dimostrato che un consumo ridotto di carne potrebbe invece portare a riduzioni del consumo energetico, dell’acqua e delle emissioni di gas serra. Inoltre, molto dipende da quali piante si consumano e come gli animali vengono allevati, come vengono fertilizzati i raccolti, quali colture vengono coltivate e dove.

7. Gli scienziati del clima non sono d'accordo tra loro

Risposta: no, il 97% concorda sul fatto che il cambiamento climatico sta avvenendo ed è causato dall’uomo; solo l’1% non è d’accordo.

8. La CO2 è nutrimento per le piante: le piante prospereranno e assorbiranno più CO2 con l'aumento dei livelli di emissioni

Risposta: questo è vero, ma solo in una certa misura. Ci sono limiti alla quantità di CO₂ che le piante possono assorbire, e anche adesso assorbono solo circa un quarto di CO₂ prodotta dall’uomo, lasciando che il resto si accumuli nell’atmosfera.

9. Animali e piante si adatteranno

Risposta: no, ci sono stati casi precedenti di rapidi cambiamenti climatici a cui è seguita una estinzione di massa.

10. Gli scienziati del clima cambiano idea continuamente: negli anni '70 prevedevano la nuova era glaciale, ora prevedono il riscaldamento globale

Risposta: uno studio completo della scienza del clima negli anni ‘70 ha scoperto invece che sulle previsioni circa il riscaldamento globale (non il raffreddamento) la comunità scientifica era d’accordo. 

11. La colpa è principalmente della Cina: dovrebbero ridurre le emissioni di carbonio, non noi

Risposta: sebbene sia vero che la Cina è il più grande emettitore di CO₂ al mondo, le emissioni pro capite della Cina sono solo la metà di quelle degli Stati Uniti e di Paesi europei come la Germania. La responsabilità per cambiare il clima deve essere di tutti.