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Sostenibilità ambientale

Sostenibilità: cosa significa per imprese, finanza e consumatori

Febbraio 2020

La capacità di equilibrare la sostenibilità sociale, quella economica e quella ambientale è il senso stesso del concetto di sviluppo sostenibile, diventato centrale in ogni ambito.

Parola d’ordine: sostenibilità. Un concetto diventato centrale ormai in ogni ambito, sia che si parli di imprese che di finanza. Ma anche per gli stessi consumatori. Perché i livelli di impegno per perseguire la sostenibilità sono diversi. E soltanto con un approccio multistrato e costante si può raggiungere l’obiettivo finale.

Il significato di sostenibilità

Partiamo dalle definizioni. La Commissione delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo definisce lo sviluppo sostenibile come quello che «soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri». Vale a dire: il perseguimento di uno sviluppo economico che guardi al benessere generale, sociale e ambientale. La capacità di equilibrare la sostenibilità sociale, quella economica e quella ambientale è il senso stesso del concetto di sviluppo sostenibile. Gli elementi chiave quindi sono rispetto dell’uomo e dell’ambiente.

Sostenibilità alimentare: il ruolo dei consumatori

Partendo da un capo della filiera, il consumatore è il primo a essere coinvolto. Un consumatore sempre più sensibile alla sostenibilità che, attraverso processi di acquisto sempre più attenti e responsabili, a sua volta sollecita costantemente il cambiamento anche nelle modalità di produzione industriale. A partire proprio dalla sostenibilità alimentare, che promuove un’attenta selezione dei cibi da portare in tavola, nel pieno rispetto della stagionalità dei prodotti e adottando una dieta che faccia bene a noi e all’ambiente. Magari scegliendo bene le etichette dei prodotti che mettiamo in tavola, considerando che l’industria agricola e quella alimentare sono ad oggi tra le maggiori produttrici di emissioni al mondo.

Sostenibilità ambientale: la riduzione della carbon footprint

Il cambiamento dei sistemi produttivi diventa quindi centrale per le imprese. Un cambiamento che riguarda la sostenibilità ambientale, puntando alla riduzione della carbon footprint e privilegiando le energie rinnovabili, con una attenzione costante alla circolarità, senza la produzione di scarti o rifiuti non necessari.

La sostenibilità sociale e la triple bottom line

Ma la sostenibilità deve essere anche sociale, con una attenzione particolare alla qualità del lavoro e alla cura dei territori e delle comunità. Il benessere umano diventa centrale anche nella produzione economica, collaborando a costruire anche la nuova immagine per le imprese. E a sua volta, la sostenibilità si allarga a cerchi concentrici, non coinvolgendo solo la singola impresa, ma anche i soggetti fornitori. Un discorso che riguarda anche le istituzioni e la pubblica amministrazione, in prima fila nella transizione energetica grazie alla capacità di muovere grandi quantità di denaro tramite gli appalti pubblici.

È quella che viene chiamata “triple bottom line”, ovvero il principio in base al quale le imprese dovrebbero prendere decisioni che perseguano allo stesso tempo tre obiettivi: equità sociale, qualità ambientale e prosperità economica.

Un principio che tocca sempre di più anche la finanza. Con lo sviluppo della cosiddetta “finanza verde”, quella che predilige gli investimenti che contribuiscono alla realizzazione degli obiettivi di sostenibilità ambientale, ma anche sociale. Tra le questioni al centro dell’interesse degli investitori verdi ci sono le energie pulite, la protezione della biodiversità, l’efficienza energetica, i trasporti sostenibili, la gestione idrica, le azioni di adattamento e mitigazione degli effetti climatici. Con una attenzione anche ai titoli che sostengono progetti sociali che perseguono la qualità della vita e il benessere umano, soprattutto nelle comunità più disagiate.

La sostenibilità è una responsabilità globale

Nessuno, insomma, può restare con le mani in mano. E sono i Paesi più ricchi oggi quelli chiamati ad adottare in prima fila processi produttivi e stili di vita compatibili con la capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle attività umane, facendo da guida anche per i Paesi in via di sviluppo. Anche perché spesso, come accade per l’Africa, sono i Paesi più poveri e meno responsabili delle emissioni che subiscono le maggiori conseguenze dei cambiamenti climatici, tra alluvioni e carestie. La responsabilità è globale. E non esclude nessuno. Imprese, finanza, consumatori e governi.