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Sostenibilità ambientale

L'effetto protettivo della biodiversità contro le malattie

Giugno 2020

Prosegue la corsa contro il tempo degli scienziati per trovare una cura o un vaccino contro il Covid-19, ma la chiave per evitare epidemie di questo tipo è sotto i nostri occhi.

Il legame uomo-animale è sempre stato saldo nella storia del nostro Pianeta. Infatti, il 60% delle 335 malattie infettive sorte tra il 1960 e il 2004 è stato trasmesso per zoonosi, ossia tramite la propagazione da animale a essere umano. Come sappiamo, anche l’epidemia di Covid-19 ha la stessa origine: in base alle ricerche molecolari, il virus sarebbe stato trasmesso alla specie umana attraverso ospiti come il pipistrello o il pangolino.

Le aree che favoriscono la zoonosi sono in continuo aumento

È ormai evidente per gli scienziati di tutto il mondo che il mantenimento dell’equilibrio tra le specie è un fattore fondamentale per proteggere l’uomo da nuove malattie infettive. Ciò nonostante, lo sfruttamento degli ecosistemi si fa ogni giorno più intenso in ogni angolo del globo, accompagnato dall’esplorazione di nuove aree naturali e dal contatto con specie che non hanno mai vissuto in prossimità con l’uomo.

Un costo occulto per lo sviluppo economico

Secondo i ricercatori della University College London, impegnati nella creazione di ambienti favorevoli alla trasmissione di nuovi virus, la zoonosi è un vero e proprio costo occulto per lo sviluppo economico umano. Oltreoceano, gli scienziati della Emory University hanno verificato che l’alterazione degli ecosistemi influisce direttamente sul complesso ciclo dei batteri che causano la malattia di Lyme. Questo morbo si è particolarmente diffuso negli Stati Uniti e in Gran Bretagna in concomitanza con l’aumento della popolazione di cervi, dovuto all’eliminazione dei predatori naturali e alla crescita degli insediamenti urbani.

Le conseguenze dello sfruttamento degli ecosistemi

La continua riduzione delle aree selvatiche comporta anche il sovraffollamento di specie diverse in spazi sempre più ridotti. Lo stress dovuto alla riduzione degli habitat naturali porta gli individui a indebolirsi e ridurre le proprie difese immunitarie, mentre la coesistenza ravvicinata favorisce i processi di zoonosi. Gli ospiti immunodepressi inoltre aumentano le possibilità di mutazione del virus, offrendogli l’opportunità di diventare più contagioso e di adattarsi ad altre specie come l'uomo.

Il ruolo dei cambiamenti climatici

Un numero crescente di ricerche conferma che l’inquinamento atmosferico e le polveri ambientali (tipiche degli ecosistemi aridi come i deserti) determinano il peggioramento dei sintomi delle persone malate di Covid-19. Quindi fattori come le emissioni di gas inquinanti, l’immissione di polveri nell’atmosfera e la desertificazione mettono seriamente a repentaglio la nostra salute.

 

Ecco perché il riscaldamento globale, innescato dalle attività produttive e dagli insediamenti umani, gioca un forte ruolo nella creazione di uno scenario favorevole alla comparsa di nuove malattie. Secondo Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), è il momento di prendere atto che la salute umana e l’ecosistema sono più interconnessi di quanto si pensasse in passato. Per anni la natura ci ha lanciato messaggi di allarme, rimasti quasi del tutto inascoltati. La crisi climatica e la pandemia del nuovo coronavirus sono solo alcuni di questi segnali.