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Biden ha già annunciato che gli Usa aderiranno nuovamente all’Accordo di Parigi sul clima, il patto internazionale nato per contenere il riscaldamento globale. Sarà il suo primo atto come presidente, ha promesso. Mentre il presidente uscente, Donald Trump, si era ritirato dall’accordo non appena si era insediato, dopo che l’amministrazione Obama vi aveva aderito nel 2016.
La proposta di Biden prevede di rendere la produzione elettrica degli Usa “carbon-free” entro il 2035, riducendo a zero le emissioni nette entro il 2050. Per ridurre le emissioni, Biden prevede, tra le altre cose, di investire 2 miliardi di dollari nel miglioramento di 4 milioni di edifici, rendendoli più efficienti dal punto di vista energetico, e di investire nel trasporto pubblico e nella produzione di veicoli elettrici, offrendo ai consumatori incentivi finanziari per passare ad auto più pulite.
Il suo team ha messo il clima al centro del piano economico, con un pacchetto di stimoli per aumentare gli investimenti federali in energia a basse emissioni di carbonio e in infrastrutture verdi. E al piano ambientale sarà poi affiancato un piano per creare più posti di lavoro.
“Con l’elezione di Biden, Cina, Stati Uniti, Ue, Giappone, Corea del Sud – due terzi dell’economia mondiale e oltre il 50% delle emissioni globali di gas a effetto serra – sarebbero impegnate per il raggiungimento di emissioni nette di gas a effetto serra pari a zero entro il 2050”, ha spiegato Bill Hare del Climate Action Tracker. “Questo potrebbe essere un punto di svolta storico”.
Il 23 novembre, Biden ha nominato John Kerry suo inviato speciale per il cambiamento climatico, assegnandogli un posto nel Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca. Una nomina significativa, in quanto Kerry ha ricoperto il ruolo di segretario di Stato con Obama ed è stato uno dei protagonisti dell’Accordo di Parigi. “Il lavoro che abbiamo iniziato con l’Accordo di Parigi è ben lontano dall’essere concluso" ha scritto Kerry su Twitter. “Torno al governo per riportare l’America sulla buona strada per affrontare la sfida più grande di questa generazione e di quelle che seguiranno. La crisi climatica richiede l’impegno massimo da parte di tutti”.
Gli Stati Uniti sono il secondo Paese più grande al mondo a emettere gas serra, dietro alla Cina, dunque il loro impegno negli accordi globali è fondamentale. Dopo gli accordi di Parigi, si guarda ora all’appuntamento di Glasgow, in Scozia, nel novembre 2021 per il vertice delle Nazioni Unite Cop26. Il presidente eletto ha già preparato il terreno affinché gli Stati Uniti si uniscano immediatamente a questi negoziati, ha già scritto la rivista Nature.
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