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Megatrend

I miti da sfatare sulla plastica

Febbraio 2020

Le materie plastiche riciclabili e biodegradabili hanno fama di essere alleate dell'ambiente. La questione, però, è più complicata.

Quando Alexander Parkes brevettò la prima plastica artificiale, offrì un'alternativa più sostenibile all'avorio. Un secolo e mezzo dopo, la plastica è passata da alleata a nemica dell'ambiente. Nel frattempo, l'uomo ha portato in discarica 5,7 miliardi di tonnellate sugli 8,3 miliardi di tonnellate prodotte. Il mondo sta prendendo coscienza del problema, ma ci sono ancora aspetti poco conosciuti. L'attivista Alexis McGivern ha provato a mettere alcune cose in chiaro.

La plastica è pericolosa anche per l'uomo

Blue Planet II, serie di documentari della Bbc, ha destato grande attenzione mostrando le immagini di un cucciolo di balena ucciso dall'inquinamento da plastica. La contaminazione marina è un problema enorme: le Nazioni Unite stimano che 10-20 milioni di tonnellate di plastica finiscano negli oceani ogni anno, causando circa 13 miliardi di dollari di danni ambientali. Tuttavia, l'impatto va oltre i mari.

L'inquinamento da plastica è disastroso anche per gli animali terrestri, compreso l'uomo. La plastica mette a rischio chi frequenta gli ambienti dove viene prodotta e finisce nella catena alimentare. Alcune ricerche collegano l'esposizione agli ftalati - sostanze chimiche utilizzate per rendere la plastica più flessibile - con una serie di problemi, tra cui un maggiore rischio di nascite premature e di sviluppare insulino-resistenza negli adolescenti.

Non tutto il riciclabile viene riciclato

Di tutta la plastica prodotta, solo il 6% è stato riciclato. Si stanno facendo dei passi avanti: oggi i tassi globali di riciclo della plastica sono aumentati attorno al 20%. Ma aumentare le percentuali non è semplice. Dei sette tipi di plastica più conosciuti solo uno – il pet – è ampiamente riutilizzato.

Tre non possono essere riciclati, perché il processo è impossibile o non è sostenibile dal punto de vista dei costi-benefici. “Alcune materie plastiche sono come il burro”, spiega McGivern. “Puoi scioglierlo e poi metterlo in frigorifero e si solidificherà di nuovo. Altre sono più simili al pane. Quando lo riscaldi, diventa secco e friabile”. Anche nei casi in cui la plastica si può riciclare, il percorso non è così semplice. Anche il design, in alcune circostanze, può diventare un ostacolo. La plastica nera, scelta da alcuni produttori di alimenti per motivi estetici, ad esempio, non viene riconosciuta dai selezionatori automatici.

Biodegradabile non è la soluzione a tutto

Se riciclare è un processo complesso, dovremmo optare per la plastica biodegradabile? Anche in questo caso, spiega McGivern, la questione non è così semplice. “Biodegradabile può essere una definizione fuorviante”. Non vuol dire che è possibile lasciare il sacchetto in giardino per farlo degradare. Nella maggior parte dei casi deve finire in una particolare struttura industriale. Inoltre, i test per stabilire se qualcosa è compostabile non tengono conto degli effetti potenzialmente tossici per il suolo.

Le alternative alla plastica non sono sempre più ecologiche 

Governi e aziende stanno cercando di ridurre l'uso di sacchetti di plastica. L'adozione di borse di stoffa sembra un'opzione molto più ecologica, anche perché più duratura. Il discorso, però, ha senso solo se la borsa viene riutilizzata molte volte. Quante? Per ammortizzare le emissioni in fase di produzione (superiori rispetto a quelle di un sacchetto monouso), una ricerca dell'Agenzia danese per la protezione ambientale mostra che dovrebbe essere riutilizzata almeno 52 volte. Andrebbe meglio in caso di un sacchetto di carta. Che però ha un altro inconveniente: se finisce in discarica dopo un solo utilizzo, una busta di carta occuperà più spazio di una di plastica.