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Come ripensare la filiera alimentare per la sopravvivenza del nostro Pianeta

Gennaio 2021

Terre d'Epargne

Le possibili azioni sono molte: meno consumo di carne rossa, cibi confezionati e con zuccheri aggiunti, dimezzare lo spreco di cibo e l’utilizzo di acqua e fertilizzanti per la produzione, ma anche varare la sugar tax.

Un essere umano su tre soffre di malnutrizione, eppure stiamo producendo la maggiore quantità di cibo di sempre. Siamo arrivati ad un pericoloso paradosso, che bisogna affrontare al più presto dal momento che 2 miliardi di persone sono sovrappeso oppure obese, mentre 830 milioni di individui ogni sera vanno a letto affamati. E purtroppo non è soltanto un problema per la salute umana, ma per la salute dell’intero Pianeta.

L'attuale sistema di produzione del cibo non è sostenibile

Le tecniche che vengono utilizzate oggi rappresentano una grave minaccia per quanto riguarda deforestazione ed emissione dei gas serra. Eppure, siamo già in grado di fornire a ogni essere umano cibo salutare, a basso costo e soprattutto sostenibile dal punto di vista ambientale. Dobbiamo però comprendere che “abbiamo bisogno di cambiare il modo in cui produciamo, consumiamo e ricicliamo il cibo rivedendo il nostro sistema” spiega Sandro Demaio, CEO di VicHealth, autorità legale indipendente nello Stato australiano di Victoria.

Il basso costo degli snack è un problema

Ovviamente non è semplice ripensare completamente il sistema alimentare globale, perché vanno fatti grandi cambiamenti a livello di produzione, processo, packaging, trasporto, marketing, consumo e smaltimento. Un primo importante passo però potrebbe essere lo stop agli snack a basso costo, con alto contenuto di calorie e bassi valori nutrizionali. “Se produciamo cibo economico con un ottimo sapore ma poco salutare e con molte calorie e poi incentiviamo l’acquisto con strategie di marketing aggressive” – nota Demaio – “il risultato è il fallimento del mercato e un consumo eccessivo. Questo è proprio ciò che sta alimentando una pandemia globale di obesità, con impatti persino sul cambiamento climatico”.

Le possibili soluzioni

In un report del 2019, gli studiosi della EAT-Lancet Commission hanno avanzato alcune buone pratiche da mettere in atto subito: innanzitutto ridurre il consumo di carne rossa, cibi confezionati e con zuccheri aggiunti; in secondo luogo, va dimezzato lo spreco di cibo e va introdotto un processo di produzione più sostenibile che permetta di diminuire l’utilizzo di acqua e di fertilizzanti. Inoltre l’OMS ha raccomandato a tutti i Paesi di varare una sugar tax, in modo da limitare la piaga dell’obesità e più in generale dei problemi di salute connessi a una dieta sbilanciata.

Il compromesso tra alimentazione e ambiente

La produzione di cibo è un’attività ad alto consumo di energie, che ha un forte impatto sulle risorse non rinnovabili del nostro Pianeta, a partire da terra e acqua. Ma è anche responsabile del 25% delle emissioni di gas serra. Infatti un recente studio del Potsdam Institute for Climate Impact Research, dello Stockholm Resilience Centre (SRC) e di altre organizzazioni rivela che almeno la metà del cibo che mangiamo viene prodotto con tecniche che portano a pesanti risvolti negativi per l’ambiente. Insomma, il tempo a nostra sta scadendo ed è opportuno che si prendano le necessarie contromisure, a partire dai consumatori.