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Il mondo del lavoro nel 2044 tra automazione e flessibilità

Luglio 2021

Tra poco più di venti anni, l'automazione sostituirà l'uomo nelle mansioni ripetitive, ma non in quelle creative. Le ore lavorative diminuiranno e il pensionamento sarà “fluido”.

L'articolo fa parte della rubrica Welcome to 2044 e deriva da un’analisi di scenario futuro realizzata dal Copenhagen Institute for Futures Studies. Per i sottoscrittori della nostra newsletter, è possibile scaricare l’intero documento originale (in inglese).

 

 

La pandemia ha evidenziato quanto il mondo del lavoro possa evolversi in modo rapido. In pochi mesi, milioni di persone e aziende hanno modificato la propria organizzazione. È solo un assaggio di quello che potrebbe succedere da qui al 2044, tra automazione, flessibilità, nuovi contratti e nuove tutele.

La routine diventa "automatica"

Nel 2044, tecnologie come intelligenza artificiale e robotica hanno automatizzato il lavoro. Le mansioni più ripetitive sono state sostituite dalle macchine, anche in settori complessi come la medicina, la finanza o il comparto legale. La maggior parte dei lavori umani si concentrano quindi dove l'automazione non può arrivare: ricerca, mansioni fisiche ma non ripetitive, creatività, ruoli in cui l'intelligenza emotiva e l'interazione personale sono fondamentali.

Diminuiscono le ore lavorative

L'automazione supera mansioni e competenze di alcuni lavoratori. Un problema che può essere solo ammortizzato dalla revisione dei programmi scolastici e universitari, oltre che dalla formazione continua. In Europa occidentale, la quota degli inattivi sul totale della popolazione in età lavorativa (tra i 15 e i 64 anni) è destinata ad aumentare al 33% (era al 27% nel 2017).

 

Nel 2044 diminuiscono anche le ore di lavoro: si stima siano 1200 l'anno, 300 in meno rispetto al 2019. Vuol dire che, in media, un occupato avrà 40 settimane lavorative di 30 ore. Guardare due decenni più in là non è semplice: si tratta di tendenze che potrebbero essere accelerate se l'automazione dovesse conquistare anche mansioni meno ripetitive. Oppure frenate se AI e robotica avessero uno sviluppo meno rapido del previsto.

Il pensionamento è fluito

Nel 2044, c'è una maggiore fluidità tra vita lavorativa e pensione: sarà sempre più raro passare, da un momento all'altro, da un impiego pieno a zero ore. Questo scenario è reso possibile da un nuovo approccio di datori di lavoro e sindacati, più aperti a discutere e accettare ruoli e contratti flessibili, come ad esempio la possibilità di una “pensione a tempo parziale”.  

 

Gli effetti complessivi di questa misura restano dibattuti: da un lato, il passaggio meno repentino alla pensione permette di alleviare i costi associati a una popolazione più anziana; dall'altro, potrebbe rappresentare un freno per l'occupazione dei più giovani.

Nuovi contratti, nuove tutele

Le tutele sindacali si sono adattate alla maggiore flessibilità, consentendo così di assicurare alcuni diritti fondamentali a diversi rapporti di lavoro: dipendente, indipendente, a tempo parziale o a tempo pieno nella gig economy. I contratti, sempre più variegati, permetteranno di rispettare le esigenze dei singoli lavoratori, contribuendo a ridurre i livelli di stress di molti dipendenti. 

La crescita del terzo settore

In questa vita lavorativa “fluida”, si rafforza il terzo settore. Gli ultracinquantenni dedicano una quota crescente del proprio tempo al volontariato, tanto che – accanto al partenariato pubblico-privato (Ppp) – si fa spazio il Pvpp: partenariato tra privato, pubblico e volontari.

 

 

Non perdere le prossime uscite della rubrica Welcome to 2044 per scoprire come sarà la vita nel futuro.

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