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Co-living, housing, community: come e dove abitare nel 2044

Giugno 2021

Tra due decenni saranno sempre di più gli spazi in condivisione: una soluzione che combina esigenze economiche e sociali.

L'articolo fa parte della rubrica Welcome to 2044 e deriva da un’analisi di scenario futuro realizzata dal Copenhagen Institute for Futures Studies. Per i sottoscrittori della nostra newsletter, è possibile scaricare l’intero documento originale (in inglese).

Il mondo cambia e cambia il concetto di casa. Come sarà nel 2044? La continua ricerca di un modo di abitare sostenibile (in senso economico ancor prima che ambientale) si accompagna ad alcune tendenze. Sempre più persone preferiranno vivere da sole o mantenere un proprio appartamento nonostante abbiano una relazione stabile e duratura. Nelle grandi città, gli edifici più datati avranno ancora spazi molto ampi e quelli di nuova costruzione tenderanno ad avere prezzi inaccessibili per la maggior parte della popolazione. Le alternative, per chi cercherà una casa senza avere grandi disponibilità, saranno essenzialmente tre: scegliere appartamenti molto piccoli, optare per case più periferiche ed economiche. Oppure puntare sul co-housing.

Abitare nel 2044

La casa è un diritto, ma garantirlo non è semplice. Nei prossimi due decenni si rafforzerà una tendenza già visibile oggi nelle grandi città: l'attrattività dei centri urbani (per lavoratori, imprese e studenti) apprezzerà il mercato immobiliare. Comprare una casa diventerà quindi complicato non solo per chi ha un reddito basso ma anche per la classe media. Allo stesso tempo, l'incremento (per necessità o per scelta) di persone che vivono sole è collegato all'aumento di disturbi mentali, solitudine e depressione.

 

Tutte ragioni che spingono a ipotizzare che sarà sempre più comune (per quanto non maggioritario) il co-housing, la casa in condivisione. Si tratta di un assetto molto ricorrente tra gli studenti, che trovano la soluzione conveniente oltre che divertente. Nel 2044, però, il perimetro del co-living si allargherà anche a giovani coppie, famiglie con figli piccoli e nuclei più maturi.

Come funziona il co-living del futuro

Vorrà dire vivere per sempre come studenti? Non proprio. Le esigenze cambiano e con esse il co-housing. Nella sua concezione moderna è una via di mezzo tra la vita universitaria (in cui si condivide praticamente tutto) e il condominio classico (in cui non si condivide nulla con il vicino): si combinano quindi bilocali privati con spazi comuni, come la cucina, il salone, le stanze per gli ospiti.  

 

Chi sceglie questa soluzione reputa che offra un giusto equilibrio tra riservatezza e socialità. Primaria è, infatti, il senso di comunità che si crea con gli altri residenti. Un fattore decisivo, anche perché l'interazione in presenza sul lavoro andrà riducendosi: l'organizzazione sarà sempre meno ancorata a uffici e orari.

 

Ci sono chiaramente anche delle ragioni economiche: il co-housing permette di ammortizzare le spese e di vivere in un edificio di maggior pregio, in una zona più centrale. Nelle aree comuni si potrà inoltre usufruire di comodità e servizi (dagli arredi di qualità fino alla dotazione tecnologica) che altrimenti le famiglie non potrebbero permettersi: cucina, ma anche – ad esempio  spazi come palestra o piscina.

Il mercato della condivisione

Nel 2044 il settore del co-housing sarà in piena esplosione, sia per quanto riguarda il mercato immobiliare sia per i servizi legati alla “vita condivisa” tra più famiglie o persone. Domineranno piccoli gestori indipendenti. La maggior parte dei contratti è in affitto, ma non manca chi sceglierà di comprare la propria “fetta” di casa.

Non perdere le prossime uscite della rubrica Welcome to 2044 per scoprire come sarà la vita nel futuro.

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