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Brexit tra elezioni e nuove scadenze: le ultime novità

Novembre 2019

Il premier Boris Johnson non è riuscito a portare Londra fuori dall'Ue entro il 31 ottobre. Si andrà al voto il 12 dicembre, nel tentativo di sbloccare l'impasse. Ripercorriamo tutte le fasi della Brexit fino ad oggi.

Sembrava fatta. E invece non si sa ancora quando ci sarà la Brexit. Anche il primo ministro Boris Johnson, dopo il suo predecessore Theresa May, è stato costretto a ricorrere ad una proroga e puntare su nuove elezioni nella speranza di sbloccare lo stallo. Ecco le tappe che hanno portato fino ad oggi e quali sono i prossimi passi.

Il voto sulla Brexit

Sono passati ormai più di tre anni dal referendum con il quale i britannici hanno votato l'uscita dall'Ue. È il 23 giugno 2016 quando il “leave” ottiene il 51,89%. L'allora ministro David Cameron si dimette e iniziano i passaggi necessari per avviare una negoziazione con Bruxelles. Il 13 luglio David Davis è nominato Segretario di Stato per l'uscita dall'Unione europea e Boris Johnson – uno dei grandi sostenitori della Brexit - diventa Segretario di Stato per gli affari esteri nel governo di Theresa May. I negoziati iniziano ufficialmente nel giugno 2017.

Da May a Johnson

La premier britannica propone l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea il 29 marzo 2019. May si accorda con Bruxelles per avere scambi commerciali stretti (anche se da definire) e su un periodo di transizione che – di fatto – lascia i rapporti invariati fino al 31 dicembre 2020. Per Johnson è una linea troppo morbida. Si dimette dalla carica di Segretario di Stato per gli affari esteri. Nonostante la bozza di accordo ottenga il via libera dall'Ue, May deve quindi affrontare l'opposizione interna al proprio partito. Il 15 gennaio 2019, la Camera dei comuni boccia l'accordo. Nel giro di poche settimane, l'intesa con Bruxelles sarà bocciata altre due volte, portando May alle dimissioni, il 24 maggio. Il 24 luglio Johnson diventa premier.

L'accordo con l'Ue

La Brexit (anche in assenza di accordo) è fissata al 31 ottobre. Per evitare ostacoli, il primo ministro propone e ottiene la sospensione del Parlamento. Il Regno Unito e la Commissione europea raggiungono un'intesa su un accordo, il 17 ottobre. La nuova intesa prevede trattati di libero scambio (da definire), che allontanano Londra dall'unione doganale europea (prevista, in sostanza dal governo May) e modifica i rapporti con l'Irlanda del Nord. Sembra la soluzione, ma ancora una volta è il Parlamento britannico a mettersi di traverso. Un emendamento impedisce di fatto l'approvazione dell'accordo entro il limite del 31 ottobre. Il premier è costretto a rimangiarsi la sua promessa: non porterà Londra fuori dall'Ue entro la data prevista.

Verso nuove elezioni

Il nuovo limite, accordato da Bruxelles, è adesso fissato al 31 gennaio 2020. Nulla vieta di raggiungere un accordo nei mesi precedenti. È infatti prevista una proroga flessibile che permetterebbe la Brexit il primo dicembre, il primo gennaio o il primo febbraio a seconda che l'accordo si raggiunga a novembre, a dicembre o a gennaio. Al momento è però difficile pensare a un forte anticipo, perché il quadro resta nebuloso. Boris Johnson ha ottenuto, dopo alcune bocciature, il via libera per il voto anticipato, il 12 dicembre. Obiettivo: ottenere una maggioranza più forte per uscire dall'impasse. Se prevalessero i conservatori, sarebbe molto più semplice far approvare una Brexit in tempi rapidi, con un accordo in linea con quello di metà ottobre. Se prevalessero i labour (dati però indietro nei sondaggi), è molto probabile che l'intesa con Bruxelles venga quantomeno riformulata, in chiave più soft. In caso di maggioranza incerta, i tempi per la formazione del nuovo governo potrebbero allungarsi e gli equilibri in Parlamento restare precari. Con la Brexit di gennaio sempre più vicina e l'Ue che non sembra intenzionata a concedere nuove proroghe.